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Pagina 1 di 2 Il profumo dell' erba Kudai arrivò durante un rumoroso temporale di fine estate. Il pianto insistito del bimbo sembrava quasi una protesta per dover aprire per la prima volta occhi ed orecchi nel bel mezzo di una tempesta con tuoni e fulmini.
Il torrente che scorreva a pochi metri dalla yurta strepitava anch’esso, gonfio d’acque limacciose.
Amangheldy fu ammesso a vedere l’erede solo quando furono cancellate le tracce cruente del parto. Ma prima guardò Ainagul’.
Il canto dolcissimo delle donne della famiglia accompagnava l’avvento e riusciva a prevalere sui boati sordi che scuotevano la terra.
Le asciugò la fronte e i capelli e la baciò sulle labbra. Poi, con qualche imbarazzo, volse lo sguardo verso quella testina nera che usciva da un viluppo di panni. Non sapeva se toccarlo, se baciarlo, se blandirlo con qualche parola. Poi si risolse a prenderlo in braccio e, immediatamente, il pianto cessò, il temporale si tacque, le donne zittirono e rimase solo lo scrosciare della pioggia e il borbottio del torrente.
Ainagul’ guardò la sua famiglia, mentre il marito fieramente esclamava: «Mio figlio! »
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