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Hanno scritto de "L' amico di Stalin"
IL GIORNALE - 17 giugno 2004

(...) un romanzo avvincente, scorrevole, in cui la storia diventa una grande avventura umana(...)

Stefano Zecchi

 


 

IL CORRIERE DELLA SERA - 29 novembre 2003

"...un fresco romanzo non fantastico ma "storico", mette in scena Stalin come controfigura di un suo "amico": un "brigatista", diremmo oggi, "un espropiatore proletario", uno di quei rivoluzionari che con avventurose rapine impinguavano le casse dei bolscevichi. (...) Nereo Laroni ripercorre con fervore questa vicenda, partecipando alla sua dimensione politica e umana.

Vittorio Strada

 


 

LIBERO - 16 ottobre 2003

(...) un'afferesco storico che copre un arco temporale che va dal 1907 al 1922. C'è la lotta fra bolscevichi e menscevichi, la rivoluzione, l'avvento al potere del partito di Lenin, la sorda lotta per l'affermazione di Stalin. Anni di intrighi, guerre civili e mondiali, tradimenti che hanno come teatro l' Europa.

Nino Sunseri

 


 

PANORAMA - 18 settembre 2003

(...) le emozioni, le parole d'ordine che innescarono la rivoluzione d'Ottobre.

 

 


 

RADIO 24, IL SOLE 24 ORE - 10 agosto 2003

(...) un romanzo che ha un tema storico molto forte ma anche una buona capacità di raccontare con vivezza i personaggi.

Tra le Righe - Antonio Calabrò

 


 

SECOLO D'ITALIA - 18 settembre 2003

Dall'utopia alla tirannia. Storia esemplare di un giovane bolscevico che fu divorato dalla Rivoluzione.

Nicola Vacca

 


 

SLAVIA - gennaio-marzo 2004

Quest'opera prima di Nereo Laroni si offre al lettore con il gusto intenso di un frutto maturo; la capacità di scrittura di Laroni è tale da far rimpiangere che non si sia dedicato al romanzo prima(...).

Geniale la secca frase, lapidaria con cui Nereo Laroni conclude la sua narrazione da esperto di storia e di politica, ma anche capace di ironia e-soprattutto-di squarci lirici tenerissimi.

Simonetta Satragni Petruzzi

 


 

www.lettera.com/libro - 27 febbraio 2004

(...)L'Amico di Stalin è un romanzo che fa venir voglia di rispolverare i libri di storia e documentarsi sulle rocambolesche vicende storiche, sociali e politiche che hanno dato vita alla rivoluzione russa. Un libro che fa riflettere sulle radici della storia del '900 e permette di interpretare ancora una volta tutti i cambiamenti epocali che hanno trasformato il nostro vivere quotidiano, il nostro modo di pensare, il nostro modo di intendere la politica e le ideologie.(...)

Carlo Dojmi di Delupis

 


 

LA SICILIA - STILOS - 30 dicembre 2003

"...un argomento ancora in grado di suscitare emozioni impreviste anche quando lo scrittore si incunea abilmente nelle pieghe della Storia e offre una personale lettura. (...) Il libro (...) non può non richiamare alla mente del lettore il modello offerto dalla vena narrativa di Boris Pasternak e del suo Dottor Zivago. (...) Il protagonista scopre le atrocità cui la rivoluzione ha condotto il popolo russo attraverso una scena inimmaginabile: quella di una madre che, affamata, divora il corpo del suo bambino morto di stenti. In questa icona dolorosa e disumana (una delle poche, in realtà, che tingono così aspramente il romanzo, giocato invece su toni sempre lievi) Laroni raffigura la grande Madre Russia che ammazza la libertà dei suoi figli e ne consuma, in un orrido banchetto di morte, le reliquie di una vita che non ha più futuro..."

Giuseppe Lupo

 


 

IL GIORNALE DI BRESCIA - 15 novembre 2003

La rivoluzione, le idee, la violenza e l'amore. (...) Laroni vuol forse indicare un'eroicità persa, una viltà e un tradimento cresciuti nella decadenza recente delle idee e anche dell'ideologia.

Tonino Zana

 


 

IL GIORNALE D'ITALIA - 12 novembre 2003

(...) La storia si dipana fra Turchia, Russia e Occidente Europeo, in un labirinto di spie nobili, rivoluzionari dove opportunismo e slanci ideologici si contrappongono in una lotta feroce. Sullo sfondo si staglia, misteriosa e impenetrabile la figura di Stalin... (...) Laroni si è saputo muovere in questo mondo magmatico con abilità narrativa e con intensa partecipazione, evitando opportunamente prese di posizione nette e sfumando i giudizi con intelligente moderazione.

Massimo Alba

 


 

LA CRONACA DI MANTOVA - 7 novembre 2003

(...) il percorso tortuoso del terrorismo sulle cui "gesta" riposa il tragico successo del comunismo in Russia e nel mondo. Ma questo è solo il filo conduttore della storia di un personaggio, Kamo, protagonista del romanzo che, da bandito di strada diventa, con pochissimi aggiustamenti, uno dei capi operativi della Rivoluzione d' Ottobre. Dalle rapine alle fughe disperate per l'Europa, alle carceri imperiali si snoda una vicenda umana emblematica di un periodo e di una concezione dell'uomo che è ancora presente e che ancora produce frutti perversi.

Werther Gorni

 


 

IL MATTINO DI PADOVA, LA TRIBUNA DI TREVISO LA NUOVA VENEZIA - 20 settembre 2003

(...) un solido romanzo di impronta classica, quasi ottocentesca. (...) indiscutibilmente il romanzo è teso, cattura il lettore, mostra la capacità di amalgamare ingredienti diversi per farne un unico racconto.

Nicolò Menniti-Ippolito

 


 

IL CORRIERE DEL VENETO - 3 settembre 2003

(...) è una felice anomalia nel panorama narrativo italiano dei nostri giorni. Intreccio, personaggi, coralità, ambientazioni, spostamenti di tempo e spazio sono gli ingredienti fondamentali del romanzo ottocentesco di cui il libro di Laroni è degno erede. La vicenda storico politica è l'asse portante di L'amico di Stalin che Laroni affronta con una autorevolezza e una capacità di analisi assolutamente originali.

Isabella Panfido

 


 

IL GAZZETTINO - 3 settembre 2003

(...) L'esordio letterario di Nereo Laroni è sorprendentemente convincente. L'amico di Stalin è un romanzo storico che avvince il lettore, grazie alla prosa asciutta ed elegante, e alla trama avvincente e sempre intrigante, nonostante le oltre trecento pagine.

Vittorio Pierobon
 

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